Manu Chao

LA VENTURA torna a calcare i palchi europei! Dopo la grande festa di Sabato 20 Giugno nella splendida cornice naturale del Parco di Monza ora DIRECTION SUD!

ORARI

Inizio Concerti: ore 21:00

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€ 17,50 + diritto di prevendita

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Tour in Italia 2015


A meno di due settimane dal grande concerto di sabato 20 giugno nel Parco dell’Autodromo Nazionale di Monza, vengono annunciate per fine luglio nuove date di Manu Chao La Ventura in Italia.

Si parte giovedì 23 dalla spiaggia di Catania per salire, sabato 25, verso le montagne della Sila a Camigliatello Silano (CS) e sbarcare, lunedì 27, al Porto di Molfetta per poi prendere il largo verso l’Arena di Cagliari mercoledì 29 e concludere nella suggestiva location del Parco Archeologico di Vulci (VT) venerdì 31.

Due isole, cinque regioni, una spiaggia, una montagna, un porto, un’arena, un parco archeologico: un tour atipico che rende ogni data un evento unico ed imperdibile.

Manu Chao figura chiave della musica popolare contemporanea e sinonimo dell’impegno sociale più autentico, dopo la missione in America Latina culminata in Colombia con un concerto nel cuore della giungla in sostegno al progetto AMA-ZONAS, ed a Buenos Aires con la mostra “M.A.N.W.O.Z.” (realizzata insieme al disegnatore e caricaturista polacco Jacek Wozniak), torna in Europa. Numerose le tappe, tra cui Romania, Germania, Polonia, Irlanda e Francia.

Sul palco con lui: al basso Jean Michel Gambeat, alla chitarra Madjid Fahem e alla batteria il fido Philippe Teboul dai tempi della Mano Negra. Ai fiati i salentini Gabriele Blandini e Gianluca Ria.

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MANU CHAO
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Manu Chao èmanu-woz stato la voce dei Mano Negra, lo storico gruppo francese che lanciò il rock latino, in bilico tra punk stile Clash e ritmi sudamericani. E con “Clandestino” – oltre quattro milioni di copie vendute – ha conquistato il pubblico di tutto il mondo. Un successo enorme che ha anche un retroscena politico, visto che Manu Chao è diventato presto una delle icone delle nuove generazioni e anche del “Popolo di Seattle”: centomila persone accorsero ad ascoltarlo nello Zocalo, la più grande piazza dell’America Latina, la stessa in cui il subcomandante Marcos terminò la sua marcia della speranza. Una folla di peruviani, boliviani, ecuadoriani, messicani lo acclama come il “Bob Dylan latinoamericano”, rappresentandolo come un guru delle loro rivendicazioni sociali.

Nato a Parigi il 21 giugno del 1961, dal padre originario della Galizia e dalla madre di Bilbao, Manu Chao ha guidato i Mano Negra fra il 1987 e il 1994, in simmetria con i rivali Les Negresses Vertes. Avevano scelto di chiamarsi così per una sorta di rivalutazione, in senso romantico, della prima mafia sudamericana. Quella formazione si è sciolta “per esaurimento delle motivazioni originarie” ma non si è mai sciolta l’idea della “patchanka“, ardimentoso mélange di suoni da ogni parte del mondo che rappresenta anche un abbraccio ideale fra i popoli e le etnice.

Manu comunque non è rimasto mai fermo, e ha stupito tutti con la sua prima prova da solista. Se i Mano Negra (che furono supporter amatissimi da Iggy Pop) puntavano su un rock sovversivo, “encabronado”, come lo definisce Manu Chao, nell’album d’esordio del loro leader, “Clandestino” (1998), prevalgono i ritmi messicani, brasiliani o afrocubani. Sono sedici canzoni (dodici in spagnolo, una in inglese, una in portoghese e due in francese) che raccontano tutti i suoi vagabondaggi in musica. Il tema del viaggio ricorre in tutto la’lbum, con particolare attenzione alle frontiere: Gibilterra, tra Spagna e Maghreb, e Tijuana, il sogno americano di chi fugge dal Messico. Manu non può rimanere ancorato a lungo in un luogo specifico e infatti, dopo trent’anni di vita a Parigi, ha spostato la sua base a Barcellona perché “avevo una gran voglia di sole e di caldo”

“I miei percorsi – ha raccontato l’artista – non sono mai nervosi; non mi piacciono le tournée toccata e fuga, non riesco a fermarmi in una città per più di due settimane, ma al tempo stesso voglio avere il tempo di conoscere la gente del luogo, le chiacchiere nei bar e la musica, anche perché ho amici in ogni parte del mondo”.

La sua avventura successiva porta il nome di una band tutta nuova, Radio Bemba, della quale dice testualmente: “È un collettivo a geometria assolutamente variabile, visto che spazia da una persona sola – il sottoscritto – a trenta o quaranta musicisti di ogni genere e tipo, a seconda delle esigenze e delle ispirazioni del momento”. La ricetta è esplicita: musica meticcia, suonata con strumentisti di ogni razza e colore in ogni angolo del mondo, dal Cile al Senegal, da Cuba all’Italia, dall’Africa al Sudamerica, che comunque sono le sue mete preferite (“lì il mondo è veramente mischiato come in un gigantesco laboratorio umano. Sembrano in ritardo su tutto, e invece sono avanti di centinaia di anni”).

Radio Bemba Sound System” è il live del 2002 che segna il distacco dalla Virgin. Due anni dopo, il ritorno in studio di registrazione per “Sibérie M’Etait Contée“, progetto piuttosto ricco e ambizioso, dove affiora un’aria popolare catturata tra i vicoli e le bancarelle della metropoli parigina. Uscita in forma di libro con cd allegato, l’opera è impreziosita dagli schizzi dell’illustratore polacco Wozniak. Il disco, cantato interamente in francese, spazia dal disincanto polemico di “La Valse a’ Sale Temps” alla desolazione di “Helno est mort”, passando per l’ode amorosa di “Je suis fou de toi” e il gelo sentimentale di “Sibérie”. La fisarmonica di Thierry Bartalucci, la tromba e il trombone di Roy Paci imbastiscono suggestivi quadretti di una Parigi spaesata e spiazzante, dove cova l’amarezza e la solitudine, sublimate nella ballata dolente di “Dans mon jardin”. E non mancano sprazzi di mazurca, mambo ed esotismo tropicale. “Sibérie M’Etait Contée” mostra un Manu Chao più intimista e disincantato del passato, amaro indagatore della vita quotidiana nei meandri della metropoli.

Nel 2007 arriva “La Radiolina“, che è a tutt’oggi il suo ultimo album di inediti. Il disco, da lui prodotto con Mario Caldato e Andrew Scheps, è ben rappresentato dal singolo “Rainin in Paradize”, forte di un video girato da Emir Kusturica. Tra i brani, spiccano “Tristezza Maleza” e ancor più “La Vida Tombola”, la sua ode affettuosa e malinconica a Diego Armando Maradona. (da La Repubblica/R.it – 06.04.14)

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